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Sconfiggere l’aggressione imperialista-sionista è di fondamentale importanza per i lavoratori argentini e del mondo – Pablo Heller

Riprendiamo da “Prensa Obrera”, il giornale on line del Partido Obrero dell’Argentina, un articolo del compagno Pablo Heller, che ne espone il punto di vista sull’aggressione dell’imperialismo statunitense e dello stato sionista all’Iran.

La traduzione e la pubblicazione dei testi di Liberazione comunista (Grecia), del SEP (Partito socialista dei lavoratori della Turchia), del Partido Obrero dell’Argentina e del Partito comunista operaio d’Iran (hekmatista) non comporta la loro piena condivisione da parte della nostra redazione e della TIR – è un contributo alla conoscenza delle posizioni espresse dalle organizzazioni con cui stiamo lavorando da anni per costituire un polo di forze internazionaliste totalmente autonome dai due campi capitalisti-imperialisti a scontro. (Red.)


L’attacco statunitense e israeliano all’Iran ha scosso il mondo. La guerra continua a diffondersi e a travolgere l’intero Medio Oriente. Dopo l’operazione iniziale dello scorso fine settimana, costata la vita alla Guida Suprema iraniana e a diverse decine di alti funzionari, Washington e il governo sionista hanno aggiunto nuovi, brutali atti di guerra. La Mezzaluna Rossa (la Croce Rossa del Paese) ha annunciato che 787 persone sono morte dall’inizio della nuova offensiva. L’organizzazione ha specificato che 153 città e 500 siti sono stati colpiti in tutto l’Iran, per un totale di oltre 1.000 attacchi.

La guerra si è estesa al Libano, dove gli Hezbollah alleati dell’Iran hanno aperto il fuoco su Israele, che ha risposto con attacchi aerei e un’incursione di terra nel sud del Paese. Stiamo assistendo a un massacro. Tra le vittime ci sono 160 ragazze uccise quando le bombe hanno colpito una scuola in Iran. Centinaia di civili sono stati uccisi. L’offensiva non si fermerà. Washington ha già annunciato che l’operazione dovrebbe durare diverse settimane. Sappiamo già fin dove possono arrivare l’imperialismo e il sionismo, come dimostra il genocidio perpetrato a Gaza, tutt’altro che concluso.

Manipolazione dell’informazione

La borghesia globale, supportata dai principali media internazionali al servizio della macchina bellica imperialista, sta attuando una grossolana e perfida manipolazione dell’informazione sulla guerra in corso. Intendono presentarla come una crociata tra “civiltà” e “democrazia”, ​​da un lato, presumibilmente rappresentate da Stati Uniti e Israele, e “barbarie”, presumibilmente incarnata dall’Iran. Che tipo di “civiltà” può provenire da uno stato come quello sionista, responsabile del genocidio di Gaza e dei massacri e dei bombardamenti spietati degli stati confinanti?

Di quale tipo di “democrazia” può parlare Israele, quando è stato consacrato come “stato ebraico”, relegando la sua popolazione non ebraica a uno status di seconda classe e sottoponendola a un regime di apartheid e all’usurpazione delle terre palestinesi? Di quale tipo di “democrazia” parla l’imperialismo statunitense, quando vi è una persecuzione e un’espulsione incessanti di immigrati e vige negli Stati Uniti una discriminazione secolare contro la popolazione nera?

Di quale tipo di “libertà” possono vantarsi gli Stati Uniti, quando sono stati dietro ad alcuni dei colpi di stato più sanguinosi e agli interventi militari e alle guerre più brutali in tutto il mondo nella storia contemporanea? Quale difesa dei diritti delle donne può invocare il regime sionista, quando decine di migliaia di donne di Gaza, insieme a migliaia di bambini, sono state massacrate a Gaza? Quale difesa dei diritti delle donne possono invocare gli Stati Uniti, quando le donne immigrate vengono imprigionate, violentate o sottoposte ad abusi? Dove vengono perpetrati omicidi come quello dell’attivista per i diritti civili Renée Nicole Good per mano di un agente dell’immigrazione, e dove centinaia di donne sono state ridotte in schiavitù sulle isole di Epstein – una questione che coinvolge politici di alto rango, imprenditori e membri dell’establishment internazionale?

La barbarie moderna sono l’imperialismo e il sionismo. L’Iran è accusato di essere “arretrato”, mentre Trump – come i suoi predecessori – mantiene stretti legami con sceicchi e monarchi arabi amici, i cui regimi sono più oppressivi e oscurantisti di quello della nazione persiana. Trump non ha scrupoli ad abbracciare il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che attua una feroce politica di persecuzione, inclusa la pena di morte, contro le attiviste femministe, e una repressione implacabile contro qualsiasi protesta popolare e voce di dissenso. Inoltre, le argomentazioni utilizzate per giustificare l’aggressione sono false. L’attacco avviene in un momento in cui i negoziati sul programma nucleare iraniano stavano progredendo e Teheran aveva recentemente fatto concessioni su questo tema. I portavoce del Pentagono hanno riconosciuto che l’Iran non aveva intenzione di attaccare le forze statunitensi, contraddicendo l’affermazione della Casa Bianca di una minaccia imminente. Trump si era persino vantato, dopo gli attentati del giugno 2015, di aver inferto un colpo devastante al programma nucleare iraniano, un’affermazione incoerente con le sue attuali dichiarazioni.

Un esito incerto

Nonostante il successo iniziale nella decapitazione del regime, vi è consenso sui rischi dell’operazione. La portata della risposta iraniana ha sorpreso gli analisti. L’Iran è in grado di infliggere danni considerevoli utilizzando il suo arsenale missilistico per attaccare città in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, come sta già facendo. Anche i giacimenti petroliferi – come è accaduto di recente con la raffineria saudita di Ras Tanura – e il blocco delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz sono potenziali obiettivi, che potrebbero far salire i prezzi del petrolio a 100 dollari o più.

È chiaro che le guerre non si vincono solo con la superiorità aerea e navale. Un’incursione terrestre sarebbe necessaria. Sebbene Trump non l’abbia esclusa, al momento non è nei radar di Washington. L’idea che una risoluzione possa derivare da una rivolta popolare, che Washington ha cercato di incoraggiare, sta svanendo. Ci sono state manifestazioni di giubilo tra alcuni strati della popolazione, ma sono state limitate e ampiamente superate dalle massicce mobilitazioni di condanna dell’aggressione. È vero che negli ultimi mesi la credibilità del regime è in costante calo, con un’ondata di proteste, ma l’opposizione politica, come forza organizzata, è molto debole. L’ipotesi che una fazione all’interno del regime stesso, più conciliante nei confronti della Casa Bianca, potesse assumere la guida del Paese è stata accantonata. Mojtaba, figlio di Khamenei, è stato appena nominato suo successore, un uomo appartenente alla cerchia ristretta del regime. È importante ricordare che i precedenti interventi non hanno avuto successo, come dimostrano le invasioni di Iraq, Libia e Afghanistan. In tutti questi casi, questi conflitti sono diventati un incubo per gli Stati Uniti. Esiste il pericolo concreto che l’Iran possa sprofondare nel caos e in una guerra civile che potrebbe estendersi oltre i suoi confini e, in ultima analisi, diventare un fattore di destabilizzazione complessiva dell’intera regione.

Non dimentichiamo, inoltre, la diffusa opposizione dell’opinione pubblica americana a questa nuova escalation delle ostilità, soprattutto in Medio Oriente. Questa opposizione è aggravata dal crescente malcontento nei confronti del presidente repubblicano, in un momento in cui l’economia è in difficoltà e le tendenze inflazionistiche stanno peggiorando. Un aumento dei prezzi del petrolio potrebbe ulteriormente irritare i sostenitori del presidente con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine, portando potenzialmente a una sconfitta repubblicana.

Mobilitazione internazionale

L’aggressione contro l’Iran arriva poche settimane dopo l’attacco al Venezuela e il blocco e l’offensiva in corso contro Cuba. L’attacco all’Iran è stato preceduto da bombardamenti e incursioni terrestri in Libano, Siria e altri paesi della regione, mentre le rappresaglie e l’assedio di Gaza e della Cisgiordania continuano senza sosta. Non si tratta di conflitti isolati, ma piuttosto di un unico filo conduttore: fanno parte del tentativo degli Stati Uniti di rimodellare il mondo a proprio piacimento e secondo le proprie esigenze, il che implica anche la sottomissione di Cina e Russia. L’imperialismo yankee, in quanto principale potenza mondiale, cerca di invertire il suo declino, esacerbato dalla crisi capitalista in corso, ricorrendo alla guerra e all’uso della forza, aprendo così la strada a una nuova guerra mondiale. Milei merita una menzione speciale in questo contesto, poiché, da burattino qual è, si è fatto avanti per celebrare l’attacco. Lo stesso atteggiamento si estende alla cosiddetta opposizione filogovernativa. Il peronismo, incluso il kirchnerismo, non ha condannato l’aggressione. Di fronte alla continua escalation statunitense, si è limitato a sottolineare la necessità di una risoluzione dei conflitti all’interno delle organizzazioni internazionali, nonostante che notoriamente questa strada rappresenti un vicolo cieco, e il fatto che le Nazioni Unite abbiano appena approvato un fraudolento piano di pace per Gaza.

La sconfitta dell’aggressione sionista-imperialista è di fondamentale importanza per i lavoratori argentini e per i lavoratori di tutto il mondo. Sconfiggere questa offensiva aiuterà la resistenza palestinese e i popoli del Medio Oriente a fronteggiare l’assedio statunitense e israeliano, il fraudolento Consiglio di Pace e la colonizzazione che intendono imporre alla regione. Sconfiggere questa offensiva rappresenterà un punto di forza in America Latina e contribuirà a frenare la presenza degli Stati Uniti in Venezuela e a Cuba. Inutile dire che rappresenterebbe un duro colpo per Milei e i suoi piani manipolatori, che si basano principalmente sul sostegno dell’amministrazione Trump. La denuncia e il ripudio dell’allineamento del governo argentino devono essere accompagnati dal rifiuto dell’installazione di basi militari statunitensi nel nostro Paese, dal rifiuto di inviare truppe a Gaza e di qualsiasi altra cooperazione militare, e dalla rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele.

In generale, sconfiggere questa aggressione rappresenterebbe una boccata d’aria fresca per i lavoratori di tutto il mondo che si sono confrontati con l’aggressione imperialista, compresi i lavoratori americani che si stanno mobilitando contro gli attacchi di stampo fascista di Trump.

Una reazione popolare globale contro questa aggressione imperialista è già iniziata, scatenando proteste in tutto il mondo. A Karachi, in Pakistan, c’è stato un tentativo di attacco al consolato americano. Ci sono state proteste anche in altre città del Pakistan, così come in India, Iraq e Bahrein. Ad Atene, in Grecia, si è tenuta una manifestazione contro il dispiegamento di due fregate in una base imperialista a Cipro. Negli Stati Uniti, si sono tenute manifestazioni in circa 70 città, e proteste si sono verificate anche in Inghilterra.

La condanna dell’attacco statunitense e israeliano non implica in alcun modo un sostegno politico al governo iraniano. Condanniamo la persecuzione, la repressione e gli attacchi ai diritti sociali perpetrati dalla teocrazia iraniana e dichiariamo la nostra solidarietà con le proteste e le rivolte popolari che hanno avuto luogo nel Paese. Ma non possiamo rimanere neutrali in questo confronto. Affermiamo chiaramente che una soluzione progressista non verrà mai dall’imperialismo. Una vittoria di Trump e Netanyahu imporrebbe un governo fantoccio dell’imperialismo e del sionismo. L’esito delle guerre in Afghanistan nel 2001, in Iraq nel 2003 e in Libia nel 2011 ha portato a conflitti etnici e religiosi fratricidi e al collasso di queste nazioni. Invitiamo le masse iraniane a organizzarsi in modo politicamente indipendente nella lotta contro l’offensiva in corso. L’unico modo per porre fine a questa secolare storia di interventi imperialisti e sionisti, di oppressione e sottomissione delle masse, è attraverso l’unità internazionalista dei lavoratori, nel quadro della lotta per una federazione socialista del Medio Oriente.

Riprendiamo il cammino che abbiamo tracciato contro l’aggressione genocida di Israele a Gaza. Scendiamo in piazza e manifestiamo davanti ai centri del potere politico in ogni Paese, presso le ambasciate statunitensi e le basi militari della NATO.

https://prensaobrera.com/politicas/derrotar-la-agresion-imperialista-sionista-es-de-principal-interes-de-los-trabajadores-de-argentina-y-del-mundo

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