Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa denuncia-appello del Partito comunista operaio iracheno. Tra le
“conquiste di civiltà” seguite all’invasione USA&Co. (tra cui l’Italia), c’è anche la fine della laicità dello Stato iracheno e il rafforzamento del patriarcalismo, in parallelo con la repressione della donna in Iran.
Nonostante l’unificazione delle norme relative al Personal status Code promossa nel 1959 (fino ad allora vigevano due codici, uno statale, l’altro “consuetudinario” nelle zone rurali, e più arretrato), fino ad ora, all’atto del matrimonio, la coppia poteva scegliere se riferirsi al codice ufficiale, statale, o a quello “religioso”, per il quale sono state proposte recentemente le norme denunciate dai compagni iracheni. Questa scelta, fatta all’atto del matrimonio, non può essere cambiata.
Se è vero che le norme statali non possono esplicitamente contraddire la shari’a, è altrettanto vero che quelle proposte da questa setta religiosa (la scuola islamica sciita Ja’afari) non dovrebbero contraddire la norma costituzionale, creando di fatto una disuguaglianza di diritti tra i cittadini. Si è perciò creato un forte movimento di opposizione, in particolare alle norme che riguardano i matrimoni delle bambine, con l’obiettivo di riportare l’età minima a 18 anni, regolare l’affido dei figli secondo l’interesse del minore, stabilire la parità di diritti nelle controversie tra coniugi, vincolando l’accesso alla poligamia [su questi punti i promotori hanno fatto una parziale marcia indietro], mentre sono rimaste in piedi altre norme-capestro, come l’obbligo di considerare validi i matrimoni non registrati a livello pubblico (quelli cioè celebrati da religiosi) che di fatto legittima i matrimoni ultraprecoci, e anche quelli cosiddetti “temporanei” (che possono durare anche un giorno, o un’ora: una forma neanche tanto occulta di legittimazione della prostituzione).
I sunniti si sono dichiarati contrari alla nuova legge e si sono rifiutati di redigerne una. Questa legge, che con alcune, relative, modifiche, entrerà in vigore, nonostante l’eliminazione di alcuni aspetti, è comunque una legge capestro per le donne irachene, la cui condizione è frutto della forsennata settarizzazione imposta dall’occupazione statunitense dell’Iraq, dopo le stragi e la catastrofe economica e sociale che ne è seguita, e che si è perfino aggravata dopo la loro “uscita di scena” (si fa per dire, eh). (Red.)
Appello urgente: A tutti i partiti, i parlamenti, i sindacati, le organizzazioni per i diritti delle donne e dei bambini e gli attivisti in Iraq e all’estero!
Il 27 agosto 2025, il parlamento iracheno ha approvato il “Codice di giurisprudenza Jafari” (dal nome di un religioso vissuto nell’VIII secolo d.C.), con efficacia a partire dalla data di approvazione. Con questa azione, il parlamento, la massima autorità giudiziaria, ha fatto regredire di decenni la società irachena.
Questo codice distruggerà una lunga storia di conquiste ottenute con fatica dal movimento femminista e dai difensori dei diritti dei bambini. Questo documento, approvato dal parlamento, consente quanto segue:
· Autorità al “padre”: egli è il “capo” della famiglia e l’autorità assoluta in tutte le questioni che riguardano la famiglia senza consultare nessuno. Anche l’uscita di casa da parte di donne e ragazze per qualsiasi motivo è subordinata all’approvazione dei loro padri e tutori maschi.
· Nessun diritto per le donne non sposate: una donna che non è mai stata sposata non ha il diritto di sposarsi senza l’approvazione del suo tutore maschio (padre o nonno).
· Poligamia legalizzata senza restrizioni o condizioni, contrariamente alla legge 188, che stabilisce condizioni per la poligamia. Un uomo può sposare una seconda moglie senza il consenso della prima.
· Il diritto al divorzio è esclusivo degli uomini: il diritto al divorzio è un diritto esclusivo degli uomini, tranne in tre casi previsti dalla legge religiosa.
· Ammissibilità del matrimonio infantile: il matrimonio con minori è consentito, senza limiti di età prestabiliti, basandosi semplicemente sulla definizione dell’età della pubertà o dell’età dell’obbligo religioso.
· Collegamento del mantenimento all’obbedienza: il diritto di una donna al sostegno finanziario è legato alla sua presenza nella casa del marito, alla sua obbedienza e al soddisfacimento dei suoi desideri sessuali ogni volta che lo desidera, indipendentemente dal suo consenso o desiderio.
· Lasciare la casa coniugale è “disobbedienza”: una moglie che lascia la casa coniugale è considerata “disobbediente” (nushuz) e viene punita con la privazione del diritto di chiedere il divorzio.
· Affidamento al padre: in caso di divorzio, l’affidamento dei figli spetta in genere al padre una volta che il bambino ha raggiunto l’età di sette anni. Se la madre si risposa dopo il divorzio, perde la custodia dei figli di età superiore ai due anni.
· Permissibilità di picchiare e “disciplinare” le donne: picchiare e ‘disciplinare’ una donna è permesso “se c’è una giustificazione per farlo”.
· Privazione dell’eredità: questo codice priva le donne di gran parte dell’eredità (appezzamenti di terreno, fattorie, frutteti, ecc.). Se una donna è l’unica erede, riceve un quarto dell’eredità, mentre il resto viene concesso all’autorità religiosa.
· Diritto dell’uomo al reddito della donna: un uomo ha diritto al reddito derivante dal lavoro di una donna per coprire le proprie spese di sostentamento e quelle dei figli.
Questo documento costituisce una palese violazione dei diritti, della dignità e dell’identità delle donne. È una violazione dei diritti delle ragazze, poiché comporta il rischio di traffico di esseri umani con il pretesto del “matrimonio”. Questo provvedimento infligge un nuovo colpo a tutte le conquiste ottenute con fatica dalle donne irachene e dai difensori dei diritti dei bambini e relega la società a una realtà medievale in tutti i sensi.
Questo documento appartiene all’era della schiavitù, un’epoca obsoleta che non ha alcuna attinenza con la società contemporanea, né con la società irachena.
Noi, del Partito Comunista Operaio Iracheno, facciamo appello a tutti i partiti, i sindacati, le organizzazioni e gli attivisti che difendono i diritti umani, i diritti delle donne, i diritti dei bambini e la civiltà della società in tutto il mondo affinché alzino la voce per protestare contro questo codice ed esercitino la massima pressione possibile sul governo iracheno in ogni modo possibile affinché lo abolisca immediatamente. Le masse irachene hanno un disperato bisogno di questo sostegno e di questa solidarietà per costruire una società giusta che goda dei diritti e delle libertà più elementari.
