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Vannacci e le sue truppe: una AfD italiana?

I fatti. Il generale Roberto Vannacci, ex comandante dei paracadutisti, esce dalla Lega di Salvini, il quale appena nove mesi prima lo aveva fatto eleggere alla carica di vice-segretario del partito.

Alle elezioni europee del 2024, dei 2 milioni di voti totalizzati dalla Lega un quarto di essi portava come preferenza il nome del generale. Risultato che lo collocava al secondo posto nelle preferenze del Centro-Destra, superato solo dalla Meloni.

Vannacci ha annunciato di voler costituire un nuovo partito di destra: “Futuro Nazionale”, sigla in un primo momento presentata come associazione culturale, poi – di fronte alle pressioni di Salvini – è stata esplicitata per le sue vere finalità.

Ricordiamo che in precedenza i comitati de “Il mondo all’incontrario” (il best-seller editoriale di Vannacci uscito dell’estate del 2023) avevano in qualche maniera già preparato il terreno.

La notizia, seppur nell’aria, ha fatto comunque scalpore; dal momento che la prospettiva di vedere seduto in parlamento un partito di marca esplicitamente e spudoratamente fascista potrebbe disarticolare non poco gli equilibri nella maggioranza e procurare danni a FdI come alla Lega.

Al netto dei pesci in faccia che volano in situazioni simili (“ingrato” è Vannacci per Salvini, “supino” è Salvini per Vannacci), ciò che si prospetta è comunque uno sdoganamento definitivo delle frange dell’ultradestra neo-fasciste e neo-naziste.

Ricordiamo ancora che nell’agosto di tre anni fa Forza Nuova aveva già contattato Vannacci per candidarlo alle elezioni. Offerta declinata dall’interessato, perché il taxi leghista garantiva passarelle molto più gratificanti nei numeri e molto più rassicuranti di fronte all’opinione pubblica.

Da parte sua, chiamata ad esprimersi nel merito di una sua possibile adesione a “Futuro Nazionale”, Casapound dichiara  di “non essere interessata” ad aderire al partito del generale.

Potrebbe facilmente trattarsi del gioco tra le parti di questi raggruppamenti fascisti, del farsi desiderare per alzare la posta di adesione, di una tattica di attesa aspettando tempi più propizi. Fatto è che avendo tali soggetti la stessa matrice ideologica e lo stesso programma politico (in cui spicca la famigerata “remigrazione”), le nozze sarebbero solo rimandate.

Elenchiamo altri fattori, per ciò che possono valere: non sono esclusi travasi e/o inciuci tra la nascente formazione vannacciana e “Italia Sovrana e Popolare” del bisunto ex stalinista Marco Rizzo; come  anche da “Alternativa Popolare” dell’energumeno ex forzista Stefano Bandecchi. Nonché qualche recupero dalle astensioni e dagli indecisi.

Il “Corriere della Sera” ha riportato (smentito da Vannacci e minacciato di denuncia) la notizia di un incontro che il generale avrebbe recentemente avuto con l’avventuriero Matteo Renzi, specialista in imboscate.

Al di là della veridicità del fatto, non ci meravigliamo che operazioni politiche di questo tenore, in cui l’Italia è maestra, possano coinvolgere personaggi appartenenti ai più svariati campi elettorali.

Da noi i cialtroni e i voltagabbana crescono sempre in abbondanza…

Vannacci si porta dietro per ora deputati leghisti in re minore: Rossano Sasso, Edoardo Ziello, l’ex FdI Emanuele Pozzolo e quel Domenico Furgiuele capobanda della tentata conferenza sulla Remigrazione alla Camera (30/1) che avrebbe permesso l’ingresso nel “sacro tempio della democrazia” ai camerati di Casapound, reduci dalla manifestazione di Piacenza (24/1). Tale raduno, sotto lo slogan “Italia Nazione, Remigrazione”, ha visto la partecipazione (indisturbata da parte della polizia) di sigle come il Fronte Veneto Skinhead, la Rete dei Patrioti e associazioni varie della stessa risma.

Un seguito che sembra, al momento, mantenersi sulla linea di faglia tra la destra istituzionale e quella propriamente squadristica; ma, stando al sondaggio “Youtrend” per SkyTg24, esso si tradurrebbe in un consenso elettorale intorno al 4%. “Non male come trampolino di lancio” commenta il generale. Dato non secondario: il già citato libro “Il mondo al contrario” contava (dicembre 2024) ben 207.000 copie vendute e un incasso di 1 milione di euro.

All’interno della Lega vi sono dei riflessi dopo la separazione. Non certo per le perdite parlamentari di cui abbiamo parlato (poche e irrilevanti) ma per i varchi al suo interno che l’iniziativa di Vannacci potrebbe aprire. La leadership di Salvini intanto subisce un altro colpo non da poco. E’ stato proprio il segretario il garante del generale; e i governatori nordisti, felici per la dipartita di quest’ultimo, non hanno mai mancato di farlo apparire come un “corpo estraneo” al partito (parola del governatore veneto Luca Zaia). Cioè un soggetto che non ha tra le sue corde l’autonomismo e il federalismo (affaristico).

Anche in Toscana del resto, alle recenti elezioni regionali, l’inaspettato tonfo di Vannacci è stato in qualche maniera propiziato dalla locale battagliera capobanda leghista, l’europarlamentare Susanna Ceccardi.

Il futuro di “Futuro Nazionale” e del suo fondatore si giocheranno probabilmente a livello europeo e internazionale. Per il momento Vannacci, eletto al parlamento europeo con la Lega, esce dal gruppo dei “Patrioti” (PfE), quello guidato da Jordan Bardella del Rassemblament National francese, contenente anche la formazione spagnola Vox e tutta la marmaglia fascistoide continentale aspirante a posti di potere.

Per andare dove? Probabilmente con l’”Europa della Nazioni Sovrane” (ESN) egemonizzata dai filo nazisti dell’AfD (Alternative für Deutschland). I quali, tramite la dichiarazione del deputato René Aust, hanno subito espresso apprezzamenti per Vannacci: “Ottimo politico, siamo suoi fan, stiamo a vedere cosa succederà…” (“Il Fatto Quotidiano”, 5 febbraio).

Tale gruppo, anti-U.E., filo-Putin, sostenitore a spada tratta della “remigrazione”, ostentatamente razzista, omofobo, xenofobo, suprematista bianco, negazionista climatico, oltre all’AfD raccoglie bande di squadristi corrispondenti all’ultradestra polacca di Konfederacja (dichiaratamente antisemita), formazioni simili provenienti dalla Lituania, dalla Cechia, nonché i bulgari di Revival…insomma tutta la feccia del nazi-fascismo europeo senza “se” e senza “ma”.

Quasi superfluo aggiungere che il loro punto di riferimento ideologico internazionale è Steve Bannon e il “Make America Great Again” di Donald Trump. Sono i candidati ad assumere in prima persona il ruolo criminale di quella ICE già all’opera negli Stati Uniti.

Il contenuto politico. Appena uscito dalla Lega, Vannacci è andato a Modena a un incontro, manco a dirlo, sulla remigrazione. Il concetto, e cioè rimandare l’immigrato al suo paese di origine, sia o no “regolare”, si coniuga con quello trumpiano della deportazione. In Europa i paladini di una simile porcheria, oltre alla AfD, sono i francesi di Génération Identitaire; sostenitori della “sostituzione etnica inversa” come soluzione all’incubo della estrema destra mondiale: quella “grande sostituzione” fondata sull’immigrazione di massa trainata dal capitale transnazionale e dai suoi addentellati radical-chic di “sinistra”.

Su questo tema epocale, la lotta sull’immigrazione, lotta che assume dei chiari connotati di classe e di genere, dei chiari connotati che separano nettamente il bieco nazionalismo e affarismo borghese dal fecondo internazionalismo proletario, già si misurano le forze contrapposte tra socialismo e barbarie e si delineano i futuri schieramenti politici in tutti gli angoli del pianeta.

Tema che appunto non può non investire appieno un progetto politico come quello delineato da Vannacci; il quale motiva il distacco dalla Lega in quanto essa avrebbe fatto dietrofront sull’invio di armi all’Ucraina; avrebbe assunto posizioni più morbide sulla famiglia; avrebbe lasciato correre sul capitolo pensioni. E’ una chiara critica da destra a tutto il governo di Centro-Destra, di cui la Lega è partecipe. Seppur col mal di pancia.

Trattasi del tentativo di raggruppare la dispersa, delusa, emarginata destra sociale messa nel cantuccio nel momento stesso dell’ascesa a palazzo Chigi di Giorgia Meloni? Di calamitare settori di astensionismo su posizioni di esclusivismo identitario?

In parte sì, ma questo aspetto (il feroce securitarismo fascista che bastona gli ultimi per dare ai penultimi) non rappresenta l’elemento fondante di figuri come Vannacci.

Può essere di certo usato come strumento ideologico, di mobilitazione, di polemica, e come tale da non sottovalutare, ma è poco probabile che esso sia perseguito concretamente, mettendo le mani in tasca ai benestanti.             

Tutti i fenomeni imperialisti della nostra epoca, compresi ovviamente quelli fascisti o para-fascisti, hanno perso ogni tratto di “socialità” che aveva caratterizzato alcune fasi della storia del dominio borghese, anche recente.

Basti notare, ad esempio, come uno dei tratti tipici del fascismo storico, il sistema corporativo, che implica perlomeno la considerazione dell’esistenza di una classe lavoratrice, non venga mai ripreso dai fascisti del XXI° secolo. Il proletariato deve essere annichilito come classe, ridotto allo stato vaporoso, proprio come stanno facendo del resto, da decenni, le stesse correnti neoliberiste e socialdemocratiche.

Ora si tratta, per loro, di rivolgersi ai “propri” lavoratori innalzando scudi del mantenimento di un benessere sempre più relativo; facendo leva sulla paura, sull’isolamento, sull’insicurezza, non per elargire “benefici” (che non siano qualche elemosina), ma per innalzare muri, mostrare la faccia feroce, commettere ogni sorta di porcherie in nome della pace sociale, preparare e alimentare il clima di guerra. Guerra reale, guerra imperialista, guerra di classe: interna ed esterna.

Vannacci è completamente immerso in questa logica. Dopo aver assunto ruoli di comando militare in alcune “missioni” imperialiste italiane in Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia, il soggetto sale agli onori della cronaca politica con un libro, “Il mondo al contrario” appunto, dove sostiene la tesi di fondo per cui in Occidente le minoranze (élite culturali, sinistra, femministe, gay, trans, ambientalisti, immigrati) sottometterebbero le maggioranze. Chi sono le maggioranze? La gente comune, quella che sgobba quotidianamente, che non ne vuol sapere di tante stravaganze e di “intrusi”.

Si tratterebbe allora, per il generale, di ritornare al “buonsenso basato sui valori tradizionali”. Quali? La nazione, l’identità nazionale, la lingua nazionale, i costumi degli avi, la famiglia etero, i valori della religione cattolica…insomma quel bel mondo antico che in realtà non è mai esistito.

Le città e le vallate d’Italia, tanto per dirne una, sono piene di lapidi che dovrebbero ricordare a chiunque abbia un po’ di sale in zucca che il bel mondo del generale Vannacci (e simili) è una pura invenzione di ignoranti o di cialtroni. O di ignoranti e cialtroni assieme, a scelta.

Eppure, queste cose, anche in ordine sparso, per alcuni dei motivi sopra accennati, hanno una certa presa di massa. E bisogna tenerne conto, per non sottovalutare mai chi si ha di fronte.

Vannacci, nel suo Post di presentazione di “Futuro Nazionale”, oltre alle solite frasi retoriche ad effetto ( “vogliamo un’ Italia sovrana, sicura, libera, prospera” ecc.), ripropone i tratti idiomatici della propaganda mussoliniana: la grandezza dell’Italia è sua vocazione e inclinazione naturale; qui è nato l’Impero romano; qui è il centro del cristianesimo; qui è la sede della cultura medievale e rinascimentale; qui sono nate le menti più illustri del genere umano… L’inno fascista “Giovinezza” esordisce proprio così: “Salve o popolo d’eroi, salve o Patria immortale, son rinati i figli tuoi con la fede e l’ideale…”. Il bello è che Vannacci, come fanno tutti i fascisti italiani del XXI° secolo, fa il viscido, dissimula. Fascista io? Il fascismo è cosa del passato…Fa niente se poi questa gente è fascista dentro; per ciò che dice e fa. L’importante è dissimulare perché c’è pur sempre una forma, almeno per il momento, da salvaguardare.

Infatti, appena si scava un po’ in profondità in questa bolsa retorica nazionalista, ecco venire a galla l’essenza intimamente fascista del rapporto Nazione-Stato-Popolo.

Scrive Vannacci nel Post citato che vi è una gerarchia di valori che vede al primo posto l’Italia, poi lo Stato italiano, a seguire le istituzioni e infine il diritto, a condizione che gli interessi dei primi due soggetti siano salvaguardati. Detto alla Trump: se ritengo che il tuo manifestare in piazza sia pericoloso per la Nazione e lo Stato, ritieniti passibile di essere eliminato a pistolettate in testa (modello Minneapolis). E anche qui in Italia, un Decreto Sicurezza dopo l’altro, un giro di vite securitario dopo l’altro, ci stiamo più sommessamente ma decisamente incamminando nella stessa direzione.

“Non vogliamo un mondo di sradicati, un’Italia sradicata” continua Vannacci, andando diritto al punto nodale, la madre di tutte le battaglie: “L’immigrazione di massa, anche quando non criminale, sgretola la compattezza di una civiltà, frantuma la solidarietà sociale, annacqua la identità di un popolo imponendo alla convivenza forzata un numero eccessivo e insostenibile di individui con storia, abitudini, riferimenti e religioni diverse. Le nostre tradizioni non sono negoziabili. Non sono diluibili…per chi non si integra e non si assimila, la remigrazione diventa una necessità…”

Non a caso il generale è sostenitore, insieme a Salvini, del modello australiano “No Way”, che implica il divieto draconiano per gli immigranti di attraccare imbarcazioni a qualsiasi lembo del territorio nazionale, e l’impegno di quelle autorità a rispedirli d’ufficio o al paese di provenienza o in appositi lager delle isole Manus e Nauru, donne e bambini compresi.

Non nascondiamoci che pure tale modello, sfacciatamente colonialista e inumano, potrebbe suscitare approvazione in fasce significative della popolazione italiana.

Come già accennato, remigrazione  significa in sostanza pulizia etnica, deportazione, incitamento alla guerra tra proletari in una situazione dove tali elementi entrano a pieno titolo nel clima di guerra e di militarizzazione della società. Al di là e al di fuori delle stesse esigenze economiche immediate del capitale, che richiede quasi ovunque, e in abbondanza, forza lavoro immigrata da super-sfruttare.

Entrano come fattori di contrapposizione ideologica tra sfruttati per impedire che questi si saldino in un fronte comune di lotta. Ed entrano anche materialmente, nel senso di eccitare la mobilitazione nazionalistica degli autoctoni nell’ottica della guerra contro il nemico interno ed esterno. In poche parole: per alimentare – anche preventivamente – un progetto sterminatore di adunata nazionalista propedeutico ai massacri imperialisti.

A tutto questo carnet va aggiunta l’omofobia, l’avversione all’aborto, l’adesione al “Pro Vita & Famiglia” dei cattolici integralisti, l’ostilità verso tutti quegli stili di vita che non siano etero, le classi separate per i “disabili intellettivi”: insomma tutto ciò che sta bene nella bisaccia del perfetto fascista dei giorni nostri.              

Le prospettive. “Futuro Nazionale” dichiara la sua intenzione di presentarsi alle elezioni politiche del 2027. Si fa promotore di una “destra vitale”, non “moderata”, in un’Italia “polveriera pronta ad esplodere” secondo Vannacci. Il quale, dopo aver definito la sinistra “sciagura di questa nazione”, fa sapere che non risparmierà colpi ai nemici: “nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati.”

Di tromboni scalzacani che si credono Giulio Cesare e poi deragliano dopo la prima curva è pieno il mondo, e non ci meraviglieremmo di certo se Vannacci fosse tra questi.

Salvini, stizzito per lo smacco subito, ha prospettato per il generale la parabola discendente di uno che trombone di certo non era: Gianfranco Fini, il traghettatore dal MSI ad Alleanza Nazionale, a sua volta progenitrice di Fratelli d’Italia.  

Ma al di là della vicenda personale di Vannacci, che poco ci interessa, è importante cogliere il contesto in cui alcune formazioni politiche si presentano, il contenuto dei loro programmi, le dinamiche in cui si trovano inserite, le ideologie che propugnano, il personale politico che le rappresenta, le classi di riferimento.

Su tale base non è azzardato supporre che, al di là di Vannacci, il vannaccismo possa avere carte per attecchire anche in Italia, sulla scia dei suoi punti di riferimento: l’AdF tedesco e il MAGA statunitense.

Tutta la situazione internazionale, oltre agli aspetti interni, concorre a far sì che anche in Italia possa prendere piede una formazione smaccatamente fascista assisa in parlamento; e potenzialmente in grado di calamitare consensi per – almeno in prima battuta – redistribuire i rapporti di forza nella destra e fornire un canale di mobilitazione “legale” in grado di condizionare le decisioni dell’esecutivo.

Un soggetto del genere ancora manca nel panorama politico italiano e tutto concorre a far sì che esso possa nascere. Qui non vi sono ancora le tensioni che attraversano la Germania e soprattutto gli USA, ma il degrado dello Stato Sociale, l’impoverimento del proletariato in quasi tutte le sue componenti, il declassamento di strati della piccola borghesia, l’assenza di prospettive nel mondo giovanile sono fattori sempre più destabilizzanti. Per non parlare dello stato di guerra ormai nei fatti implementato.

Mentre la Meloni è forzatamente condizionata dagli equilibri internazionali in cui è inserito l’imperialismo italiano, e Salvini dal do ut des coi suoi governatori nordisti, si aprono a destra degli spazi in grado di raccogliere una ciurmaglia pronta a “scagliare ganci” contro gli elementi “estranei alla nazione” o “antinazionali”.   

Su questi terreni, anche a causa della mancanza di una forte iniziativa politica del proletariato, movimenti di matrice sempre più dichiaratamente fascista e nazista possono acquisire consensi e allargare il loro raggio d’azione.

Certo, la remigrazione, cavallo di battaglia dei movimenti di estrema destra, non rappresenta per il momento la via praticabile per la maggioranza della classe dominante italiana ed europea; ma il tema può facilmente far lievitare movimenti in grado di spostare verso forme di reazione sempre più violente il quadro politico generale. Come del resto le esperienze di molti paesi europei già dimostrano.

Dunque siamo per non sottovalutare tali fenomeni. Il tutto dentro un quadro che vede marciare la situazione verso un potere borghese dai tratti sempre più ibridi, fatti di contaminazione reciproca tra democrazia parlamentare e fascismo rimodellato.

Una democrazia bellicista che restringe sempre di più le libertà formali; un fascismo rimodellato (spavaldo e arrogante) che accetta il metodo elettorale per ridurlo a plebiscito e riaffermare così il totalitarismo di Stato e il consolidamento dell’oppressione di classe.

Un connubio a cui va opposto il lavoro per l’organizzazione di classe e un fattivo internazionalismo proletario. 

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