L’attacco di Meloni alla Flotilla (“irresponsabili”) e l’untuoso riconoscimento di Mattarella (“iniziativa di valore”) convergono nel “consiglio” di non puntare su Gaza, ma tornare indietro, affidandosi alla mediazione della Chiesa – di quella Chiesa che con l’attuale papa si rifiuta di riconoscere il genocidio. L’importante, per la collaudata coppia che ha confezionato la legge-manganello e molte altre porcherie, è non disturbare il governo Netanyahu e lo stato sionista.
Se infatti la Flotilla proseguisse verso Gaza, come la gran parte di essa sembra intenzionata a fare, costringerebbe la gang genocida o ad arrestarli e scaraventarli nelle sue prigioni, oppure ad attaccare le navi facendo morti e feriti (è già accaduto anni fa con una nave turca che portava aiuti). In entrambi i casi Israele pagherebbe un prezzo politico. Esattamente quello che i due grandi sabotatori della Flotilla vogliono evitare.
Ma tra i sabotatori c’è posto anche per il Pd della Schlein (“parole importantissime” quelle di Mattarella, “accettate la mediazione” del Vaticano) e per Conte (“riflettete bene” … prima di dire di no), entrambi preoccupati di non sembrare troppo anti-sionisti. A stretto giro l’apprezzamento di Meloni per gli “oppositori”. Gli schieramenti politico-istituzionale “alternativi” sull’essenziale, in questo caso: proteggere lo stato di Israele, sono sempre d’accordo. Divergono, di solito, solo sulle sfumature.
Subito un gruppo di italiani ha deciso di scendere dalle barche, confermando lo sferzante sfottò di Mohammed Qutb: gli italiani sono sempre i primi a fuggire dal campo di battaglia. Come dargli torto?
Diretta, chiara, ferma, invece, al di là dei suoi richiami al diritto internazionale, è la posizione espressa da Greta Turnberg di respingere senza esitazioni le intimidazioni israeliane: “non per la Flotilla, ma per Gaza“.

