(Preturo, 1880 – Pescara, 1953), cantoniere delle Ferrovie
Assunto nel 1899 nelle Ferrovie, prestò servizio fino al 1904 sulla Terni-Sulmona. Socialista, fu brutalmente perseguitato dall’Amministrazione. Subì vari trasferimenti punitivi in località infestate dalla malaria. Finì a San Salvo dove tutta la famiglia fu colpita dal morbo. Successivamente venne traslocato ad Ancona. Attivissimo nella propaganda antimilitarista, nel 1913 aderì all’anarchismo. Partecipò alla Settimana Rossa ad Ancona. Nell’aprile 1919 fu tra i fondatori dell’Unione Comunista Anarchica, in quel periodo organizzò gli avventizi ferroviari nella CdL locale. Il 16 ottobre 1919 fu prelevato ad Ancona dalle guardie regie e inviato a Greccio con trasferimento punitivo, un “vero esilio”.
Partecipò allo sciopero del 1° agosto 1922, per cui venne retrocesso di qualifica (da caposquadra a cantoniere) ed inviato a Poggio Imperiale nello sperduto “casello 485”.
Rivedere i miei figli rinchiusi ancora in una tomba come il 485 mi esulcera il cuore, certo come sono che le febbri malariche ritorneranno presto. So bene quello che ho passato il 1910-1911 a San Salvo e quale impressione mi feece il mio primo figlio da un attacco di febbre in stato comatoso. Il 485 è dieci volte peggio, scelto apposta per recarmi infinito tormento od addirittura tramonto … ma sopporterò, la coscienza di aver fatto sempre il mio dovere verso tutto e tutti, mi sorregge e mi darà la forza di vincere anche questo nuovo tormento che sento di non meritare.
Commentò «Il Piccone»:
Protestare? Non vale la pena, troppe volte abbiamo protestato per questo caso ed altri, e nulla valse. Chi non ha cuore non può sentir pietà. Per la storia di oggi e per quella di domani, noi registriamo ancora una volta questo doloso episodio di persecuzione politica verso un uomo che, come agente ferroviario è uno dei migliori, ed ha il torto di non pensarla a modo dei proprii superiori convertiti all’ultimo momento al fascismo trionfatore.
Licenziato politico per aver partecipato allo sciopero del 1922, assieme ad altri operai e sorveglianti colpiti dal provvedimento (Giovanni Ravedone, Andrea Galloni, Luigi Casiraghi, Dante Bambini di Terontola già sospeso nel 1921 per lo sciopero contro l’omicidio di Lavagnini, Vincenzo Zinna di Salerno, Andrea Cena di Livorno Ferraris, Menotti Mezzadri), nel giugno 1923 scrisse a «Il Piccone»:
Orgogliosi di essere stati colpiti coll’esonero dal servizio, mentre stanno per lasciare la famiglia ferroviaria dopo aver dato sudori e sacrifici per l’interesse del servizio e del personale attraverso l’organizzazione, porgono ai buoni che ancora rimangono in servizio il saluto fraterno e l’invito a persistere costantemente a mantener viva la fiamma dell’organizzazione che non tarderà di far presto rifulgere la giustizia delle ingiustizie patite in questo momento.
La risposta del giornale:
Ai compagni carissimi che se ne vanno, a nome del nostro modesto ma inflessibile Piccone, il saluto alto di solidarietà incondizionata nella speranza di poter tosto registrare la vittoria nostra, che sarà vittoria di diritto e gloria dell’organizzazione. A questi compagni che tutto hanno dato senza mai nulla chiedere, tutti i ferrovieri dovrebbero con riverenza inchinarsi e promettere a loro il proseguimento della buona battaglia. Questa la nostra speranza, il nostro augurio.
Fino al 1930 fu strettamente sorvegliato, ammonito e arrestato più volte.
Dopo il 1945 si attivò nel nucleo anarchico di Pescara.
FONTI: «Il Piccone», 1922-1923


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