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RIGAMONTI, Ferruccio

RIGAMONTI, Ferruccio

(Milano, 1902 – 1978), rilegatore, funzionario di partito

Aderente alla FIGS, passò alla FGCdI con la scissione di Livorno. Operò come funzionario interregionale a Bologna, Milano, Roma. Arrestato e processato dal Tribunale Speciale, il 20 febbraio del 1929 fu condannato a tredici anni di reclusione. Alla lettura della sentenza gridò rivolto ai giudici: “Viva il comunismo!” prendendosi ulteriori cinque anni. Scarcerato per amnistia nel 1936, dopo il 25 aprile 1945 fu funzionario del PCI milanese e della CGIL-FIARPEV (Federazione Italiana Agenti Rappresentanti Viaggiatori e Piazzisti).

L’esperienza di Rigamonti è emblematica di cosa sia avvenuto nel 1925-1926. Nel 1925 il giovane rilegatore milanese come tantissimi altri si adeguò al nuovo corso (la “bolscevizzazione”) che stava distruggendo il PCdI; lasciò alcune testimonianze sulle riunioni clandestine (agosto 1925) alla Capanna Mara che rappresentano in maniera chiara e netta cosa abbia significato la liquidazione del Partito Comunista d’Italia da parte del “Centro” di Gramsci e Togliatti. Scrisse Rigamonti:

“Le lezioni cominciarono subito. Ci si allontanava un po’ dalla Capanna e su un prato ci si sedeva a semicerchio attorno a Gramsci ed a Longo. Longo, infatti, fungeva da supplente e si alternava con Gramsci nell’insegnamento. Che ci fosse tanto bisogno del loro aiuto ci accorgemmo subito, in quanto le lezioni di Gramsci battevano in breccia le convinzioni che fino allora ci eravamo formate … Non avrei mai creduto che in solo otto giorni di scuola avrei dovuto fare piazza pulita di un bagaglio ideologico immagazzinato in quasi un quinquennio!

Dunque Gramsci operava senza indugi per far “piazza pulita” del patrimonio rivoluzionario del partito, trovando la strada spianata. Solo un anno prima proprio alla Capanna Mara il Centro era stato “umiliato” e battuto dalla Sinistra bordighiana nella riunione del maggio 1924 (gli odierni sprovveduti specialisti delle commemorazioni se ne guardano bene dal ricordarlo); fu l’ultima vittoria della Sinistra, di lì in poi il Centro, spalleggiato dal Comintern, agì senza scrupoli, tra indottrinamenti ed espulsioni, per cancellare il passato (ovvero il partito di Livorno).

Scrisse ancora Rigamonti (1977):
“Gramsci: maestro e fratello
Giornate indimenticabili quelle trascorse nella settimana di Ferragosto 1925 con Antonio Gramsci e Luigi Longo alla Capanna Mara. Eravamo una ventina di giovani dirigenti le sezioni giovanili comuniste dell’Alto e Centro Italia per un corso di studio, una specie di scuola rapida che doveva servire ad affrettare il superamento della concezione bordighiana del Partito a quella che caratterizzava un vero e proprio Partito comunista bolscevico.
Furono otto giorni di intensa applicazione in cui vennero trattati e discussi i principali problemi del momento e che servirono enormemente ad accrescere le nostre capacità critiche e politiche.
Ma oltre alla eccezionale chiarezza e positività delle lezioni di Gramsci, quel che colpi noi tutti fu l’estrema semplicità del suo linguaggio e del suo comportamento nei nostri riguardi.
Un vero fratello maggiore, nonostante l’immenso divario”.

Il PCdI era finito. L’eliminazione finale verrà sancita dal congresso di Lione del 1926. Il sacrificio davanti al Tribunale Speciale di molti militanti come Rigamonti non deve comunque far dimenticare la liquidazione del partito nel 1925-26 e come sia avvenuta.

FONTI: F. Rigamonti, Gramsci: fratello e maestro, «Iniziativa», maggio 1977; M. Paulesu Quercioli, Gramsci vivo nelle testimonianze dei contemporanei, Feltrinelli, 1977

Nota: deceduto il 29/11/1978 (e non 1979 come indicato dai siti ANPI)

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