(Bagno a Ripoli, 1904 – Marsiglia, 1976), orafo cesellatore
“Piccolo ma con una forza da leone”, Ricceri, autodidatta, aderì giovanissimo alla FIGS e, dopo Livorno, al PCdI. Si scontrò duramente coi fascisti fino al 1925, quando fu costretto ad emigrare in Francia: Parigi, Lione, infine Marsiglia. Aderì alla Frazione di Sinistra. Nel 1934 rimase ferito negli scontri con gli stalinisti italiani. Sulla guerra civile spagnola si schierò con la “maggioranza” della Frazione, contraria all’intervento. Fu artefice della ricostituzione della Frazione in Francia, dissoltasi all’inizio del Secondo confllitto mondiale, fece parte del suo organo direttivo assieme a Lecci, Butta e Marc Cirik. Il direttivo votò all’unanimità l’espulsione dalla frazione di Ottorino Perrone “Vercesi”, che aveva aderito al comitato di coalizione antifascista di Bruxelles al fine di aiutare i prigionieri di guerra italiani.
Dopo la Seconda guerra Ricceri aderì al PCInt, animando la sezione marsigliese. Nella scissione del 1952 seguì la tendenza Bordiga-Maffi («Il Programma Comunista»).


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