(Enna, 1877 – Catania, 1954), operaio d’armamento, sorvegliante delle Ferrovie
Licenziato politico per lo sciopero del 1° agosto 1922, assieme ad altri sorveglianti colpiti dal provvedimento (Giovanni Ravedone, Andrea Galloni, Luigi Casiraghi, Dante Bambini, Giovanni Vittorini Vincenzo Zinna, Andrea Cena), nel giugno 1923 scrisse a «Il Piccone»:
Orgogliosi di essere stati colpiti coll’esonero dal servizio, mentre stanno per lasciare la famiglia ferroviaria dopo aver dato sudori e sacrifici per l’interesse del servizio e del personale attraverso l’organizzazione, porgono ai buoni che ancora rimangono in servizio il saluto fraterno e l’invito a persistere costantemente a mantener viva la fiamma dell’organizzazione che non tarderà di far presto rifulgere la giustizia delle ingiustizie patite in questo momento.
La risposta del giornale:
Ai compagni carissimi che se ne vanno, a nome del nostro modesto ma inflessibile Piccone, il saluto alto di solidarietà incondizionata nella speranza di poter tosto registrare la vittoria nostra, che sarà vittoria di diritto e gloria dell’organizzazione. A questi compagni che tutto hanno dato senza mai nulla chiedere, tutti i ferrovieri dovrebbero con riverenza inchinarsi e promettere a loro il proseguimento della buona battaglia. Questa la nostra speranza, il nostro augurio.
Inviato al confino, Mezzadri riuscì ad evadere e raggiunse Dakar con la famiglia; restò in Senegal per trent’anni. Nel frattempo venne riassunto con gli altri licenziati politici dopo il 1945 ma non riprese il servizio.
Fonti: «Il Piccone», 1922; «In Marcia!», 1955


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