(San Giovanni Lupatoto, 1893 – Milano, 1971), Operaio

Attivista dell’USI, venne arrestato nel 1913 a Milano. Arruolato, si rifiutò di pronunciare la formula del giuramento e si dichiarò anarchico, per cui venne inviato alla fortezza punitiva di San Leo, dove si trovò in compagnia di altri due simboli dell’antimilitarismo quali Antonio Moroni e Augusto Masetti.
Tornò a Milano e disertò espatriando in Svizzera, andando a rinforzare il gruppo anarchico di fuoriusciti a Zurigo. Qui nell’ottobre 1918 rimase coinvolto nell’affare delle bombe assieme, tra gli altri, a Cavadini, Macchi e Restelli; si trattava di una montatura della polizia per reprimere gli anarchici. Assolto, si spostò in Germania dove partecipò all’insurrezione spartachista, sparando sulle barricate sui soldati di Noske che assaltavano la sede del «Vorwärts» dov’era asserragliato assieme a Duilio Balduini, Mario Accomasso, Oreste Abbate, Francesco Misiano, Enrico Arrigoni. Successivamente si spostò a Budapest dove, due anni prima della scissione di Livorno, diede vita al PCI e al suo organo «La Gazzetta Rossa», «Organo ufficiale del Partito comunista italiano», che uscì tra maggio e giugno del 1919. Repressa nel sangue la Repubblica dei Consigli, tornò in Italia. Fu attivo nella CdL sindacale del suo paese natale. Nel 1925 si trovava a Livorno, strettamente sorvegliato come “anarchico pericolosissimo” “capace di commettere qualunque delitto”. Fermato più volte, nel 1940 venne internato (Colfiorito, Istonio, Pisticci) fino all’agosto del 1943.
Nel dopoguerra si avvicinò, su influenza del figlio Falk, alle posizioni del PCI.
FONTI: R. Gastaldo, “Il primo PCI lo fodò mio cugino”, «L’Arena», 24 gennaio 2021; A. Dilemmi, «Si inscriva, assicurando». Polizia e sorveglianza del dissenso politico (Verona, 1894-1963), Tesi di Laurea.
FONTE IMMAGINE: estelnegre.org


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