(Montaione Fiorentino, 1894 – Capoliveri, 1976), giornalista
Indicato anche erroneamente come “Mario”, Baldini a 10 anni seguì la famiglia trasferitasi all’Elba (Cavo di Rio Marina). Giovanissimo, appena dodicenne, s’avvicinò all’anarchismo; diresse le Camere del Lavoro sindacali di Piombino, Modena, Brescia, svolgendo attività anti-interventista, ormai anarchico convinto; tornò alla CdL di Piombino fino alla sua distruzione nel 1922 ad opera dei fascisti. Emigrato negli Stati Uniti, ripubblicò «Umanità Nova» nel 1924-1925 organizzando le mobilitazioni per la liberazione di Sacco e Vanzetti. La testata visse due anni sotto la sua direzione (con l’anagramma del suo nome “Siram Nibaldi”); quando Baldini partì per una serie di conferenze «Umanità Nova» cessò le pubblicazioni negli Stati Uniti (le riprese in Francia negli anni Trenta grazie all’opera di altri fuoriusciti). Nel 1927 Baldini si spostò in Francia, a Nizza dove aderì al PCdI , con incursioni in Svizzera e America Latina. Nel 1934 raggiunse l’URSS, dove fu dirigente del Profintern per l’America Latina.
Lo storico Giorgio Fabre ha descritto i passaggi con cui, in poco tempo, Baldini divenne un oppositore degli “errori ed orrori del bolscevismo”. Contattò l’ambasciata italiana riuscendo ad ottenere il visto per uscire dall’URSS “protestando che, appena all’estero, avrebbe iniziato una lotta accanita contro l’URSS”.
Nel 1935 raggiunse il Belgio, da dove inviò un dettagliato documento autobiografico alle autorità fasciste, mettendosi al servizio della polizia come informatore. A tale riguardo chiese di essere inviato per questa sua “missione” a Parigi dove era “conosciutissimo da tutti i lavoratori sovversivi delle varie tendenze”, per svolgere al meglio un’azione antisovietica. Dichiarò la propria adesione al fascismo, da tenersi però celata, al fine di agganciare con maggior successo i fuoriusciti non comunisti ed i comunisti eretici.
Tornato con la famiglia in Italia nel luglio 1935 da Parigi, tramite concessione di Mussolini in persona, Baldini risultava residente a Livorno e rappresentante di commercio. Secondo Fabre, nonostante la disonibilità a collaborare (“disposto a pubblicare un mio importante e documentatissimo materiale contro il regime sovietico [..] mi offrii perfino di recarmi in un qualunque posto di frontiera per identificare – dato che li conosco personbalmente quasi tutti – gli emissari bolscevichi che si recano saltuariamente in Italia”, scrisse nel suo memoriale del 6 novembre 1937) era ormai “bruciato” per essere utilizzato in qualsiasi attività di delazione e spionaggio, inseguito dalle accuse e diffide che arrivavano da fronti opposti, sia dal PCI che dai bordighisti.
L’Unità» (n. 3, 1936) scrisse che “l’ex sindacalista-anarchico toscano”, espulso al principio del 1935 per tradimento, per avere svolto dell’azione controrivoluzionaria e antisoviettica, era rientrato in Italia” , e nel n. 11, 1936 pubblicò una diffida corredata dalla sua fotografia: “ci risulta, ora, che il Baldini risiede a Sampierdarena (Genova), dove [..] cerca di ingannare la buona fede degli operai che ancora ignorano il suo tradimento”.
«Prometeo» del 15 settembre 1935 attaccò “il famigerato bonzo centrista Baldini” definendolo provocatore “ieri al servizio del centrismo, oggi del fascismo, nell’un caso e nell’altro al servizio del nemico di classe”. «Bilan» (gennaio-febbraio 1936) pubblicò un articolo a firma “Gatto Mammone” che attaccava pesantemente Baldini dicendo che era ormai “bruciato” e passato al servizio dell’OVRA. Scrisse Gatto Mammone in Comment, dans la Russie des Soviets, on assassine la camarade Mariottini: “Le provocateur Balbini, venu à l’étranger et immédiatement «brûlé» par nous est passé ensuite au service de l’Ovra en Italie”.
La sua esistenza registrò nuovamente un brusco cambiamento in senso antifascista nel marzo 1941, quando venne arrestato per “discorsi disfattisti” ed inviato al confino a Monteforte Irpino; l’anno successivo venne prosciolto condizionalmente. Subì ancora un arresto di breve durata nel 1944, ad opera dei nazisti ormai in ritirata. Dopo la liberazione venne posto dal CLN dell’isola alla guida di Capoliveri, affiancato da Mario Figaia.
Dopo la guerra si avvicinò al riformismo, aderendo a fasi alterne al PSDI ed al PSI, ritirandosi a vita privata nel 1964.
FONTI:
Sul periodo newyorkese di Baldini come direttore di «Umanità Nova»: Cronache anarchiche. Il giornale Umanità Nova nell’Italia del Novecento (1920-1945), ZIC 2010, p. 194.
Sulla disponibilità all’attività spionistica di Baldini: G. Fabre, Roma a Mosca. Lo spionaggio fascista in Urss e il caso Guarnaschelli, Dedalo 1990, pp. 276-277, 318-326.
Sul periodo dal 1935: Al maggiore offerente!, «Prometeo», 15 settembre 1935; «Bilan», gennaio-febbraio 1936; L’Unità» nn. 3 e 11, 1936
FONTE IMMAGINE: «L’Unità» n. 11; 1936


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